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Julieta – Trama e Recensione

Julieta

Torna nel 2016, dopo 3 anni di digiuno dal grande schermo, lo spagnolo Pedro Almodòvar che, non allontanandosi dal suo genere prediletto, ci propone nuovamente un film drammatico.

Inizialmente il regista decise di intitolare il film “Il silencio” ma il conclusivo nome ufficiale sarà “Julieta“. Inoltre anche la definitiva scelta dell’ambientazione spagnola non è stata immediata e la tentazione di una scenografia americana aveva attirato non poco il regista Iberico.

Julieta, prodotto dalla Warner Bros, si ispira ad alcuni racconti della raccolta “in Fuga“ della scrittrice canadese Alice Munro.

Julieta – Trama

Il film, con titolo omonimo della protagonista, narra la vita di Julieta a partire dall’età di vent’anni fino ad arrivare ai nostri giorni.

Tutto ruota intorno alla sua figura che già molto giovane sarà costretta a sopportare disgrazie enormi ed eventi che inevitabilmente la segneranno compromettendo per sempre il suo benessere.

Le vicende della vita di Julieta ci vengono mostrate attraverso le parole che essa scrive nel suo diario –lettera destinato alla figlia. Parole che le balzano in mente a causa del passato che, riaffiorando tramite un incontro casuale, riaprono nella donna alcune ferite mai del tutto rimarginate.

Così facendo Julieta, nel tentativo di fare chiarezza, ripercorrerà i momenti della sua infelice esistenza.

Julieta – Recensione

Almodòvar entra di diritto nella stanza dell’ammirazione e della gratitudine; il regista più popolare del cinema spagnolo tante volte con le sue meravigliose pellicole ci ha fatto riflettere, emozionare, commuovere e ha così scolpito nelle nostre menti scene e storie di fortissimo impatto che difficilmente vorremmo e potremmo scordare.

Detto ciò, tornando a “Julieta” ho tanta difficoltà a digerire la delusione quanto ad ammetterla completamente. Pur non essendo affatto un film mediocre, per i fan rimane l’amaro in bocca a causa di un risultato sicuramente non all’altezza della filmografia che ci aveva fatto assaporare.

La non ciliegina, che non addolcisce affatto il prima citato amaro in bocca, è la lentezza e la macchinosità che a tratti arriva impietosa a fare compagnia al film.

Rimane in conclusione un film ben fatto ma senza infamia e senza lode; non riesce mai completamente a decollare.

Per molti aspetti si riconosce la mano del regista; infatti la suspense quasi da thriller Hitchcock-iano presente durante tutti i cento minuti fa da cornice all’intento principale tipico di Almodòvar che rimane quello di raccontare i personaggi immergendosi all’interno di essi.

Eros (amore) e Thanathos (morte) sono i concetti che la povera Julieta spiega ai suoi alunni profetizzando inconsciamente così l’odissea che dovrà affrontare.

Le difficoltà dell’essere umano

Julieta si può considerare davvero un “eroina” che, presa a calci in modo violentissimo dal fato e a pugni dai lutti, mostra nello spirito e nel fisico i segni della battaglia senza finire tuttavia K.O.

Con la seguente affascinante frase, sempre ricollegata alla mitologia greca, Julieta durante il film sembra volerci far notare quanto sia dura la sopravvivenza in questo pianeta per noi essere umani:

Ai Tempi della Creazione gli antichi Dei decisero di assegnare un dono ad ogni essere vivente: ad alcuni diedero le ali per volare, ad altri la forza per combattere, ad altri ancora i peli per proteggersi. Alla fine, giunti all’uomo, gli Dei si accorsero di aver finito tutti i doni, e lo lasciarono nel mondo nudo e indifeso nel corpo e nell’anima.

Oltre all’eros e alla morte già menzionati, che svolgono un ruolo fondamentale all’interno della storia, Pedro Almodòvar mette in evidenza nel film anche altre tematiche:

  • il senso di colpa
  • il fato malevolo
  • il rapporto madre/figlia.

Le sciagure capitate alla protagonista sono tante, sicuramente troppe, e si susseguono una dietro l’altra senza concedersi pause:

un senso di colpa lacerante per aver provocato involontariamente un suicidio; la perdita di tanti cari affetti (tra cui il marito e padre di sua figlia); l’essere rinnegata da colei che ha messo al mondo; il trascorrere dei giorni vissuti nella speranza anche solo di un messaggio da parte della sua figlia scomparsa; l’incapacità di vivere a pieno il presente a causa del passato; la delusione nei confronti del padre e altro ancora.

Sono questi i pesantissimi mattoni che Julieta si porta in spalla all’età di circa 50 anni.

La scelta di uno stile tutt’altro che hollywoodiano è sicuramente un punto a favore del regista che con delicatezza e sobrietà riesce a curare i dettagli in modo raffinato.

Adriana Ugarte e Emma Suarez

La giovane Julieta ci mette in mostra Adriana Ugarte che con la sua bellezza e la sua espressività potrebbe essere destinata ad entrare tra le muse di Almodòvar (come per esempio Penelope Cruz).

Nell’età più adulta Julieta invece rivela il volto dell’altrettanto brava Emma Suarez che trasmette la sofferenza della donna in modo grandioso.

Cariche di angoscia e mistero ma pregevoli le note drammatiche dell’ormai collaudato compositore spagnolo Alberto Iglesias.

Julieta – Conclusioni

Film consigliato ma non imperdibile  Almo“dovràr” quindi fare meglio per tornare quello di “Tutto su mia madre” (tanto per non citarne uno a caso) che ci aveva fatto entusiasmare.

Valutazione

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