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La Grande Bellezza – Recensione

E’ tornato in alcuni cinema per un tempo limitato il film premio oscar La grande bellezza di Paolo Sorrentino.

Il film del regista Napoletano è stato sia glorificato, sia criticato duramente tanto da essere chiamato ironicamente La grande bruttezza. Ma come si suol dire che ne se ne parli bene o male l’importante è parlarne.

Commento de “La grande bellezza”

La storia è molto ineffabile, non può essere schematizzata con punti precisi, c’è uno scrittore privo di inventiva, una città sempre festosa e disinteressata e un clima di superficialità che quasi spaventa.

Lo spettatore è trascinato da un film che non racconta una storia ma un’ emozione, quindi l’assenza di ritmo o avvenimenti servono ad aiutarci a entrare meglio dentro quell’emozione che è la noia.

Noia in senso positivo, il ritmo pacato serve per farci meditare, anche se  è vero che forse il regista ne ha un po’ abusato.

Se ciò che vediamo ci dà noia o fastidio è perché siamo infastiditi da noi stessi, il film è lo specchio della realtà ci imita, la forza del film è la sua assenza.

Siamo un mondo che sta lentamente smettendo di girare siamo immobili, statici non più volubili, non ricerchiamo in noi un modo di essere unico ma ci lasciamo plasmare dagli altri, abbiamo paura di sentirci soli e siamo disposti per fare parte degli altri a perdere un po’ di noi stessi.

Ma l’assenza di unicità ci rende sterili, in questo film il protagonista cerca di ritrovare se stesso ma non è facile, è come quando si mescola l’inchiostro con l’acqua poi separarli è quasi impossibile.

Molti paragonano il film a La dolce vita di Fellini. La location è la stessa e anche la tematica, c’è un elemento che però secondo me che li divide cioè la consapevolezza dei personaggi, il fare festa per il film di Fellini era un modo per svagarsi mentre quello di sorrentino è un illusione che nasconde dietro un mondo più drammatico.

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