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Sette minuti dopo la mezzanotte – Trama e Recensione

Sette minuti dopo la mezzanotte

Adattamento cinematografico del romanzo vincitore di vari premi internazionali, scritto da Patrick Ness, “Sette minuti dopo la mezzanotte” rappresenta il terzo capitolo della trilogia sul rapporto genitoriale del regista spagnolo J. A. Bayona.

Sette minuti dopo la mezzanotte – Trama

La storia narra di una madre con un cancro terminale e di suo figlio Conor (Lewis MacDougall) che oltre a soffrire per la madre è anche costretto a subire ingiurie dai parte dei suoi coetanei.

Una situazione difficile che viene alleggerita dall’apparizione di un albero umanoide che inizia a raccontargli delle storielle morali che servono al ragazzino per comprendere meglio la vita.

L’ultima storia sarà l’albero a volerla da lui, ma non è una semplice storia, si tratta dell’incubo peggiore che Conor possiede, una paura che preferisce non affrontare ma nascondere.

Sette minuti dopo la mezzanotte - Conor
Conor (Lewis MacDougall) prende forza per affrontare il bullo.

Sette minuti dopo la mezzanotte – Recensione

Partendo dal presupposto che mi limiterò a commentare film senza prendere in considerazione il libro poiché non l’ho letto, devo per forza partire dal titolo.

Il titolo in inglese infatti sarebbe “A Monster Calls” un titolo secondo me più azzeccato rispetto a quello più ingarbugliato italiano.

Ma a parte il titolo c’è da prendere in considerazione la storia, infatti a parte gli effetti visivi, i set e tutto l’apparato tecnico molto buono, la storia è il tassello più debole.

La tematica della malattia e dell’immaginazione e il binomio innovativo dramma\fantascienza sono costrutti ben assemblati che funzionano.

Ma la storia no. Quando parlo di “storia” prendo in considerazione l’intreccio narrativo.

Se solitamente la storia di un film è una linea retta che ha un inizio ed un finale qui il costrutto narrativo è molto più simile ad un cerchio.

Già fin dall’inizio immaginiamo il finale, i fatti raccontati risultano scontati e il finale prevedibile per quanto il film cerchi di sorprenderci.

Il fatto è che si vuol raccontare la sofferenza e il modo in cui il protagonista riesce ad affrontarla e tutto potrebbe funzionare se non fosse che lo spettatore non ha la possibilità di immedesimarsi in esso.

Per poter suscitare sofferenza nello spettatore, l’emozione dovrebbe essere graduale, partendo ad esempio da un contesto felice per poi passare ad uno più triste.

Il film invece inizia con la tematica del soffrire e questa sofferenza non cambia d’intensità per tutto il film.

L’ introspezione a cui punta il film non riesce.

Tuttavia la recitazione degli attori è molto buona e l’apparato tecnico ben strutturato.

Sette minuti dopo la mezzanotte - Conor con la madre
Conor e la madre (Felicity Jones) in una scena del film.

Sette minuti dopo la mezzanotte – Conclusioni

E’ un film che può piacere alla follia o annoiare non esistono vie di mezzo.

Mi sento di dire però che questo film poteva dare molto di più e bastava davvero poco, perché aveva tutte le carte in regola.

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